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Porta Figlio del Vesuvio tra i tuoi lettori, studenti o ascoltatori, online e dal vivo.

Un balcone napoletano senza persone, in un palazzo antico color ocra consumato dal tempo, affacciato su una città moderna punteggiata di luci al neon viola e turchese. In primo piano, una ringhiera in ferro battuto decorata con piccoli simboli esoterici e foglie di vite rampicanti. Sul parapetto, un taccuino di pelle nero semiaperto e una penna stilografica d’acciaio lucidissimo. Il cielo notturno è dominato da un Vesuvio scuro, con una lieve luminescenza cremisi lungo il cratere. Illuminazione di tarda sera, con bagliori delle insegne urbane che creano riflessi metallici sul ferro e sul pennino. Fotografia realistica, inquadratura a tre quarti leggermente dall’alto, atmosfera romantica e contemplativa, urbano-fantastica, con sfondo leggermente sfocato per concentrare l’attenzione sugli oggetti sul balcone.

L’autore

Una libreria antica scavata nella roccia vulcanica nera, colma di volumi rilegati in pelle color inchiostro, bordeaux e blu notte, alcuni con simboli alchemici dorati in rilievo. Sopra, un’insegna metallica elegante recita “Figlio del Vesuvio” incisa con caratteri sottili. L’ambiente è un vicolo urbano notturno, pavé lucido di pioggia che riflette luci al sodio aranciate e neon azzurri lontani. Una luce calda e soffusa filtra da dentro gli scaffali, creando bagliori dorati sui dorsi dei libri e ombre profonde tra le fessure della pietra. Ripresa fotografica realistica a livello occhi, con leggera profondità di campo, atmosfera sofisticata, misteriosa e filosofica, toni urbani cupi ma raffinati, composizione in terzi che guida lo sguardo verso il titolo.

Aarav Sharma

Un vicolo urbano stretto, pavimentato in basalto lucido, fiancheggiato da muri di tufo vesuviano su cui crescono muschi verdastri e minuscoli fiori bianchi. Dal centro del selciato, tra le fughe delle pietre, emerge una sottile crepa incandescentemente rosso-arancio, come lava filosofica liquida che scorre sottopelle. Lontano, si intravede una sagoma del Vesuvio circondata da una sottile aureola di bagliore azzurro irreale. L’illuminazione proviene da un lampione di ghisa con luce calda, che incrocia una fredda luce al neon proveniente da un’insegna sfocata, creando contrasti raffinati. Scatto fotografico a bassa angolazione, profondità di campo media, atmosfera sospesa e metafisica, con leggeri fumi che emergono dalla crepa, suggerendo il confine tra realtà urbana e magia filosofica.

Mateo García

Un balcone napoletano senza persone, in un palazzo antico color ocra consumato dal tempo, affacciato su una città moderna punteggiata di luci al neon viola e turchese. In primo piano, una ringhiera in ferro battuto decorata con piccoli simboli esoterici e foglie di vite rampicanti. Sul parapetto, un taccuino di pelle nero semiaperto e una penna stilografica d’acciaio lucidissimo. Il cielo notturno è dominato da un Vesuvio scuro, con una lieve luminescenza cremisi lungo il cratere. Illuminazione di tarda sera, con bagliori delle insegne urbane che creano riflessi metallici sul ferro e sul pennino. Fotografia realistica, inquadratura a tre quarti leggermente dall’alto, atmosfera romantica e contemplativa, urbano-fantastica, con sfondo leggermente sfocato per concentrare l’attenzione sugli oggetti sul balcone.

Zuri Ndlovu

Una libreria antica scavata nella roccia vulcanica nera, colma di volumi rilegati in pelle color inchiostro, bordeaux e blu notte, alcuni con simboli alchemici dorati in rilievo. Sopra, un’insegna metallica elegante recita “Figlio del Vesuvio” incisa con caratteri sottili. L’ambiente è un vicolo urbano notturno, pavé lucido di pioggia che riflette luci al sodio aranciate e neon azzurri lontani. Una luce calda e soffusa filtra da dentro gli scaffali, creando bagliori dorati sui dorsi dei libri e ombre profonde tra le fessure della pietra. Ripresa fotografica realistica a livello occhi, con leggera profondità di campo, atmosfera sofisticata, misteriosa e filosofica, toni urbani cupi ma raffinati, composizione in terzi che guida lo sguardo verso il titolo.

Leila Haddad

Un vicolo urbano stretto, pavimentato in basalto lucido, fiancheggiato da muri di tufo vesuviano su cui crescono muschi verdastri e minuscoli fiori bianchi. Dal centro del selciato, tra le fughe delle pietre, emerge una sottile crepa incandescentemente rosso-arancio, come lava filosofica liquida che scorre sottopelle. Lontano, si intravede una sagoma del Vesuvio circondata da una sottile aureola di bagliore azzurro irreale. L’illuminazione proviene da un lampione di ghisa con luce calda, che incrocia una fredda luce al neon proveniente da un’insegna sfocata, creando contrasti raffinati. Scatto fotografico a bassa angolazione, profondità di campo media, atmosfera sospesa e metafisica, con leggeri fumi che emergono dalla crepa, suggerendo il confine tra realtà urbana e magia filosofica.

Hiroshi Tanaka

Un balcone napoletano senza persone, in un palazzo antico color ocra consumato dal tempo, affacciato su una città moderna punteggiata di luci al neon viola e turchese. In primo piano, una ringhiera in ferro battuto decorata con piccoli simboli esoterici e foglie di vite rampicanti. Sul parapetto, un taccuino di pelle nero semiaperto e una penna stilografica d’acciaio lucidissimo. Il cielo notturno è dominato da un Vesuvio scuro, con una lieve luminescenza cremisi lungo il cratere. Illuminazione di tarda sera, con bagliori delle insegne urbane che creano riflessi metallici sul ferro e sul pennino. Fotografia realistica, inquadratura a tre quarti leggermente dall’alto, atmosfera romantica e contemplativa, urbano-fantastica, con sfondo leggermente sfocato per concentrare l’attenzione sugli oggetti sul balcone.

Amara Okafor

Una libreria antica scavata nella roccia vulcanica nera, colma di volumi rilegati in pelle color inchiostro, bordeaux e blu notte, alcuni con simboli alchemici dorati in rilievo. Sopra, un’insegna metallica elegante recita “Figlio del Vesuvio” incisa con caratteri sottili. L’ambiente è un vicolo urbano notturno, pavé lucido di pioggia che riflette luci al sodio aranciate e neon azzurri lontani. Una luce calda e soffusa filtra da dentro gli scaffali, creando bagliori dorati sui dorsi dei libri e ombre profonde tra le fessure della pietra. Ripresa fotografica realistica a livello occhi, con leggera profondità di campo, atmosfera sofisticata, misteriosa e filosofica, toni urbani cupi ma raffinati, composizione in terzi che guida lo sguardo verso il titolo.

Soren Jensen

Un vicolo urbano stretto, pavimentato in basalto lucido, fiancheggiato da muri di tufo vesuviano su cui crescono muschi verdastri e minuscoli fiori bianchi. Dal centro del selciato, tra le fughe delle pietre, emerge una sottile crepa incandescentemente rosso-arancio, come lava filosofica liquida che scorre sottopelle. Lontano, si intravede una sagoma del Vesuvio circondata da una sottile aureola di bagliore azzurro irreale. L’illuminazione proviene da un lampione di ghisa con luce calda, che incrocia una fredda luce al neon proveniente da un’insegna sfocata, creando contrasti raffinati. Scatto fotografico a bassa angolazione, profondità di campo media, atmosfera sospesa e metafisica, con leggeri fumi che emergono dalla crepa, suggerendo il confine tra realtà urbana e magia filosofica.

Nia Roberts

Servizi

Presentazioni

Presentazioni dal vivo di Figlio del Vesuvio in librerie, festival o scuole, con dialogo aperto su mito, filosofia e fantasia urbana.

Laboratori

Laboratori di scrittura urban fantasy e worldbuilding partendo da Napoli, per esplorare personaggi, moralità e conflitti interiori con esercizi pratici e confronto di gruppo.

Podcast

Podcast e interviste in cui approfondiamo i temi del romanzo, raccontiamo il dietro le quinte della storia e discutiamo filosofia pop con altri creatori.